18 2 Della Hiftoria di Corfù. uà à Dio, non haurebbe concedo à gli huomini, benché fenza colpa, facilmente il perdono ; e vno, che odiaualc immagini,con la feuià de’ tributi, fi farebbe mollò contro i CorHoti, che co’ Cattolici l’adorauano. Quando l’ira di vn Principe non isfoga fubito, è come vna fiamma*, che lungo tempo rinchiufa, quando elee all’aperto noru ha riparo, Il diifimulare non è che vna fpruzzaglia di fabbro , che con l'acqua accrefce, non ifmorza la vampa. Chi figne fa più da vero, che chi moflra di fare da vero ; poiché a’ colpi di quefto fi truoua riparo, ma nelle finte i più periti maeflri della fcherma s’ingannano. Non heb-bero bifògno di tali documenti Corfioti, liberi affatto per la morte di Leone, di cui fu fucceifore Coftantìno Sello , fotto la direttione della Imperatrice Irene, elfendo ancora il figlio fanciullo. Di quella donna, che confermò a’ Corcirefi tutt’i priuilegi, che dagli altr’Imperatori ottennero, molto parlan le Storie ; ne poco potrebbero dire di vna, che con la fua bontà, e prudenza, diuenno nuonamarauiglia nel mondo. Fù ella Ateniefe, e per la fua bellezza fu moglie di Leone quarto, di cui amò fopra modo la perfona, odiò in ecceifo i viti/ ; poiché, come cattolica,non fi poteaaccordare co’l marito Iconoclaufla, cperfecutore de’Santi. Onde appena chiufe quello gli occhi, che di fuo ordine furono nel primiero luogo le immagini collocate. Di coflei fi narra, che non potendo foffrire la peruerfà natura del figlio eretico, co’l configgo de* principali della corte, gli tollè gli occhi, e il chiu-iè dentro vna Uretra prigione. Pare crudeltà à chi noa/ confiderà più addentro, che vna madre tolga le luci à colui , che nouc mefi portò nel fèno, fòl per eiporlo alla lu- ce .