Libro Primo. 37 mantiene la ricordanza. Il nimico, os’hàdaftruggere totalmente, o nonfideueiftigarej altrimenti farà continua la guerra, e da vna nafeerà vn’altra rottura di pace. Cartagine lafciò quieta la Romana Kepublica quando giacque lepolta nelle fue rouine ; ma mentre viife tèmpre da picciollemc le pullular grandi dilcordie. Vinti, non però abbattuti Corintij, di tutto il Peloponefo, con lega ilrettilftma, fatto vn corpo, alzarono di nuouo il capo ; e fabbricando naui, e adunando dalla Moica marinari, iì pofero intaleftato, che allora dubitarono della libertài Corcirefi. Da vero penf >.no a calì loro, e impotenti a reliftcrc alle forze della Ciccia vnite, fi coniìglian con la prudenza. Vn lolo mezzo alla falute della Patria refta, ed e il tentare l'animo degli Atcniefi, quali foli contro di loro non fi erano dichiarati ; poiché, fuccedendo la confederinone con qucfti, non haurebbero poi paura di fronteggiar mezzo mondo. A tal fine de’ più faui icielgonoi migliori, e ad Atene l’inuiano : ma i Corintij, ch'erano vmticon que’di Argo, tenendo più occhi aperti, nonfu-rono lepri a fare lo ftello, e anch’eglino fpcdiicono mef-iàggieri. Gli vni, e gli altri Ambalciatori arriuarono a^ vn tempo 5 e gli vni, e gli altri ,auanti‘l Senato Atcnieie, dilfero lor ragioni. E fama,che iCorcirefi furono ammetti prima, e che in iòmigliante guiià pariafièro. Se nell'anione ¡che a danni nojìrt ha fatto la Grata.del no-Jbro ftlo pericolo fi trattaJfeypotrebbe ogni remo di uoi,glortoftfsi-rm Padri ^potrebbe duo pintore la nojìra uc fiuta per intercjfeye il nojìro parlare dettato dal iifognici fogno j mterejje habbiamoy non fi niega; perche la Patria deu eterea cuore di ognifedel cittadino}e le nojìre forzj,pcr altro più che mediocrità bajìano al-