Libro Quarto. 18 t «agliata dalle inuafioni di Sergio, e Gligorita, che in, alcuni luoghi della Sicilia efcrcitauano la tirannide, con ciò rutto mai non lafciò di mandare aiuti, (limando, che in difefa del capo deuonle altre membra riceuere le ferite. U ben conobbe la loro generofità Leone, che liberato de* nimici, in fegno di gratitudine, con ampio diploma, concedè a’ Corsoti quanto fi chiude tra Durazzo, e l’Arta, to’I dominio di cinquanta miglia dentro la terra. Non_, cofi fece Leone Quarto, figlio di Coilantino quinto, che à Leone terzo fuo Padre era nell’imperio fuccellò ; poiché, (cordandoti de' benefici, fatti da’ Corcirefi all’auolo fuo, mandò vn’empioefattore di tributi, chel’Ifola,e(au-fta per tante guerre, volea gli partorire teiòri : e, perche gli habitanti moilrarono la loro impotenza à pagare lo tafle, furono dal miniilro dipinti per ribelli à Leone, che, ruggendo, giurò vendicarli. E qualche gran male fatto haurebbe lo (celcrato, fé i Bulgari no’l diiloglieuano, entrando nel mar'Eufmo con numero infinito di vele, a* danni dell’imperio raccolte. Poiché la tema del podero-fo nimico,non folo gli feceicordare lo (degno,mal’aftrin-fc à chiedere amicamente foccoriò da’ Corcirefi, cho pronti armarono ottanta naui, e in aiuto dell’armata Imperiale le (pinfero. Non fi venne al cimento,perche mori Leone, il nimico de’Santi, de’quali ne meno potea, vedere le immagini. Liberò egli con la fua mortela* Chic(à cattolica di vn grandeauueriàrio, e Corcira di vn fanguinario periècutore. Poichecertolìè, chedoppo cacciat’i Bulgari, riuolte haurebbe l’armicontro dell'ilòta, eifendo il fuoco dell’odio fuo (òtto le ceneri della dif-lìmulatione fopito, ma non eftinto. Chi non la perdona-