Libro Terzo. 131 te. Se non mancarono nel mondo, Dio permittento, fgli Eqitij fattucchieri, pur nel Vangelo iì videro i Mose, veri opratori di portenti, atti à confondere i Faraoni . Cercillino, che rimafè da Zoito perfuafò à credere non^ I dler diuini gli ilupori, fatti da' due Santi Giaiòne ,e So-t fipatro, corfè co’fuoi iàtelliti al carcere, e incontratogli Antonio, e tu pure, efclamò, tifèi lafciato da' maliardi iédurre ? Appena finì la parola, che il guardiano animo- Ifo gli chiufe la bocca con vna guanciata, Grande ardire di huomo, per altro vile ! Ma gli cofterà ben caro lo fchiaffo, che aggiunto al titolo di Criftiano, gli farà {offrire moltiplicati tormenti. Egli è già tempo, che cominci no le leene del fàngne, fparlò in Corcira per la fede, per dileguar le macchie di tanto iangue, chefierafparfo ne’ teatri delle battaglie. Senza guerra non ponno ftare i Corcirefi, auuezzi all’armi : mancano quelle de' barbari, le comincia la barbarie ; e non vi effendo nimici, fi mette mano contro de1 Santi. Comandò il Principe, che fi troncaflè la deftra ad Antonio, il quale con lieto vifò le la vide recidere, quafi non fufle fua, ne à lui apparteneflc il dolore „ Dal che il tiranno vie più infellonito, gli fe tagliar la finiftra ; e pure al fecondo colpo Antonio fi dimoerà infènfibile. Fortunato martire, à cui dal Cielo è per-meflò, che non poflà piùdeclinare, nè à deftra, nè à fini-fb-a, come àGiofuè comandò Dio,* onde nel mezzo, ouc la virtù nfiede, potrà fòlo fermarfi. Poco fèruono le mani a chi non hàpiùdaftrignere lechiaui della prigione; poiché quelle del Cielo s'impugnano con lo fpirito. E perche ne anche de1 piedi hàbifogno chi corre per la ftra-del Paradifo, l’vno, e l’altro tolfè ad Antonio il barba- S ^ ro;