Libro Terzo. 139 del barbaro Padre, che à guifa di mareprocellofo fremei di rabbia, e con la ipuma alla bocca minacciaua naufragi. Ì Andò alla prigione il maggiordomo di Cercillino,per có-! durla à nuoulfupplici, mal’Orià, valorofamenteoppo- I nendofi, non permife, che fufle moiTala Verginella qua-lle, immobile più che colonna, orauaalfuo Dio. Onde diipcrato l’empio miniilro di più empio fignore, comandò , cheli cignelfe la danza di legni, a’ quali attaccato effondo il fuoco iòriè la vampa micidiale, cha potea incenerire gli bronzi. Che fa Corcira ? Ella co’ trefanciulli di Babilonia canta, e icherzandocon l’Oria intimorita, le diceua, che non hauelfe paura, perche non le nuocerebbe lafiamma. S’ellahauelfè veleno nel cuore, comeku Salamandra, non illupirei di vederla viuace dentro gl’in-cendij, ma non l’hauendo, ammiro di quello ardore, che può reiìllere alle fornaci. Non fi eftingue^ benchecome Fenice dentro la pira; nè cerca nuoue penne, tuttocho con l’Aquila fi ritruoui nel rogo. Perdodeci giorni durò il fuoco, e quando credeuali Cercillino di raccoglier le ceneri della Santa, per gittarle al vento, al vento vido fpars’i fuoi dilegni, ntruouandola viua. Hcbbe à morir di dolore à tal villa, e, hauendo apprefodal fuoco l’eflère tutto vampa, fi accefe maggiormente nel defiderio di dtinguer colei,che il facea viuere,con le pirauile di Egitto , in mezzo à cocentiflìmi ardori. Condurla fece fuora della città, e iuiiòpra di vna gran cattailaco’ piedi allinsù appefala, dal fumo volle fuife tormentata chi non conobbe fuperbia. E mentre il fumo co* fuoi globbi procura^ ridurreal centro i cerchi della fua vita, i fatelliti del tiranno co’ balloni le minuzzano le olia, e altri con le iaette le T 2 tra-