13 o Della Hifloria di Corfù. a’ Santi, loro additati da Dio con tanti prodigi, nc corrono al tiranno, il quale, all’auuifodi quelle marauiglie, grand'è, efclamò,jl potere di Apollo. O mentecato, o perche ti contradici con le tue fteiTe parole ? Se i due Ve-icoui, come dicefti, fon nimici di Apollo, hor come quello opera à fauor loro ftupori ? Maisì l’intendo : ogni fto-maco guaito cangia in veleni le medicine j e chi è lofco vede cinto di tenebre il lume più chiaro. Ma egli finfe, c altro hebbe nella bocca di quel, ch’efaminaua co’l cuo-re.Poichefrale altre cofe gli haueano riferito i fuoi fgher-rani, che vifto haueano quattro animali, checantaua-no, SanEìus, Santini , Sanclus , Dominus Deus Sabaoth j benediòtus qui <-vcnitm nomine Domini: onde più che mai erarimaftoconfufo. Non volle darlo à intendere; ma^ chiamando vn mago famofo, Zoito di nome, à lui raccontò quello gli era flato ridetto, e particolarmente il fececoniàpeuole del miracolo delle frutta, nate dalta colonna ; eiTcndo il Principe informatiifimo d’ogni fuc- i1 ceiTo. Il mago rife, e più grandi ftupori con l'arte fua poter fare vantoifi : e in effetto alla prefenza di Cercil-lino, pofe iòtto il giogo due boui, co' quali arò vn pezzo di terra, in cui ièminò il frumento, chefubito crebbe , formò le lpighe, e diuenne maturo in guifa, che cauato* loda’fuoi guici, e fattone farina, fi puote impaftare il pane, del quale cibofs'il tiranno. In vn giorno Zoito léce quello, che appena compifce infettemefila natura con Tinduftriade gli operari. Ma inganni furono de gli occhi, a’ quali traueggole mette il demonio, acciò da lui gli huomini non fi partano : apparenze,non realtà, come quelle di Simonc dall’ Apoftolo S.Pietro in Roma disfatte.