Libro Terzo. 141 cruccinolo vi apprerta. Mi congratulo delle voftre felicità,ò fortiifimi atleti/ L’oglio,per vgnere le voftre membra, non vivien meno, fe ve l’apparecchia il carnefice. Solcate pur fenza tema il mare del martirio, che la naue del voftro corpo, di frefco impegolata, non darà luogo di entrami a’barbari flutti diCercillino. Matuempio minirtro deH’inferno apparecchiati al naufragio dentro dell'acque, fe in fiamme ondeggianti fai naufragare le vi * te di que’ fedeli. Dimmi da chi apprenderti la crudeltà ? Dall'Erinni? Quefte aliìcuroti lattarono. Da Megera? Ella al certo ti partorì. Da Tefifone ? Quefta lenza du-bio ti fu maertra. Ma fe delle furie fei allieuo, vanne all’ inferno ; che non vuole nel fuo Zeno tali parti h terra. Tu fei fordo, òdi non vdirmi t’infigni ? Iolafciodi parlar tecopervdir le voci di Saturnino, che à Dioriuolto, à nome di tutt’i compagni fà die preghiere. Pregò l'Altif-fimo il Santo martire, che gliconcedertè gratia, che io alcuno ergerà Tempio in fuo nome, icriuerà, ò leggerà . la fua vita, c’habbia da godere perfetta fàlute nel corpo fcnzaalcun male, e nell’anima co’l iòggiorao dello Sprito Santo , Ed ecco in vn fubito feende vn Angelo, 1 quale, con voce ionora, eda tutti vdita, Saturnino, dice, tèrno di Giesù Crifto confida in Dio, la cui unitel i -cordia hà eiàudito le tue fuppliche; otterrai quant<» chiederti, e in oltre la gloria de’ beati, che fefteggianto tiafpctta. Qui tacque l’Angelo; e Saturnino, e compagni perdettero con la parola la vira, a’ fedeci di Aprile^ , come vuole la greca Storia. M3 fe tacque l'Angelo, o non più parlarono i martiri ; non tacquero, e parlarono i cixoftanti, che, al numero di quindeci mila iiconucrti- rono