Libro Quinto. 2,77 auuiderobene iTurchi, eprendendo l’occafione, che loro prefentaua la fòrte, appoggiate le fcale falirono fopra^ de’merli, e d’indi lanciaroniì dentro della Città, vuota di habitatori. E benche rauueduti delTerrore ritornaflero i Cittadini, e glihuomini delle galee con grande brauura contro i nemici, per difcacciarli, altro non puotero fare, che confegrar le loro vite in ammenda del fallo, e alla fedeltà, che doueano al loro Principe. Fecero sforzi maggiori della loro poffanza, ma non fù mai poiììbile ribbu-tare gli auuerfari, cheli auanzauano di gran lunga nel numero, epugnauano in fiti, daloro eletti per vantaggio!!. Onde,doppo le pruoue di vno sfortunato valore,conuen-ne cedere, lafciando l’armi, e la terra in potere de’Turchi, nelle mani de’quali rimale prigioniero lo fteflc? Aleifan-dro, che liberato co’l tempo hebbe dalla Republica ri-compenza eguale alla fua fortezza e per fé,e per gli pofteri fuoi. Quella fu vna quafi giudicatura fopra i Cingani, che molti fono neH’Ifola, così nel ciuile, come nel criminale : vfficio ftimato di non poco lucro, e di grandilfimo honore. Ma i Turchi, prefa Modone, con lo ipauento più, che con l’armi, s’impadronirono dello Zonchio, e poi di Corone; e più fatto haurebbero, fe Benedetto de Pefaro Pro-ueditore con diciotto galee grofse, e venticinque lottili, oltre venti naui,fra le quali ve n’erano tre di Corfù,efsen(-dofi la quarta bruciata, non hauefse veleggiato fopra Napoli , oue lo ftefso Baiazette fi ritrouaua, defideroio di conquistarla. Alla villa della noilr’armata disloggiò il gran Signore, e i fuoi legni fi auuiarono verfo Coflanti-fìopoli, fempre feguiti dal Pefaro, che fece loro grauiffi- mi i