Libro Secondo. g f piaceflè lafciarle : che fi doueano contentare di tali dimo-ftranze di oifequio, e non ridurla all’vltimadilperazione, perche fi farebbe difefa fino all’vltimo fiato, ondepoca> gloria farebbe,elle fi diceífe, che con gran fatica haueano vinto vna donna : che le fue cofe non erano in tale ftato, che non poteife riforgere : e che in vltimo,cfclufa da’Ro-mani, fi farebbe data in potere de gli Etoli,e de gii Achei, qual malamete foffriuano ne’confini di Grecia foraftiero deminio. Lungamente fi difcoriè di quefto affare in queir augufto Senato,e alla fine fi cóchiufe,che fi riceueflèTeu--ca nella loro amicitia con códitione jchelafciaffè Pillino, eccettuati alcúni pochi luoghi, chele conceffero;e che da Lifo in là non poteife nauigare, che con due fòli legni, o quefti difarmati. Non parlano più di Teuca le Storie, ò perche perduto il titolo di Regina non fe ne faceffe più conto ; ò perche, e mi gioua crederlo, fra poco lafciaffe la vita per lo dolore di vederfi’n così mifero ftato. Per vn* ambitiofo, non vi è febbre più mortale, che la baffezza 5 quefta Pvccide;e non potendolo folleuarePatterraJEd ecco a che fi riduflèro i vafti diiègni di Teuca, Regina naturale de gPllliri/,e tirrana de’ Corcirefi .Tutto il marepre-tefe, poca terra le reftò in vita, poca Paccollè doppo la-, morte. F u ella affai gloriofa, perche fi oppofe a Romanij gran nome quefti non guadagnarono , perche la vinfero* G uadagnarono bene molto i Corcirefi, non folo pel dominio ripigliato, e per la ottenuta libertà; ma per gli coftumi, ch'eran prima corrotti ; e per le leggi , pofte in non cale nella loro miferia. GPlllirij haueano in Corcira introdotto le loro barbare vfanze, onde delPantica República non era rimafta, che l'ombra. Non fi adunaua piè il S e-