Libro Primo. 39 fi formare in Ceretta la Jìmfka dille forze eli mare, per poi recidere in Atene la defbaf E fe (io chiaro fi 'l’ede, a (he flartn dtt-t ito dt collegarm con noi, che diiunutt 'vojbi rvajjallt di affetto, ! hauremo f impre per nojbri y i Tvjhi nemici, e nelle dubic tm-prefe, con l'aggiunta del nofhropotere, nn renderemo agli au-merfari del contmuo fupertmt. lo più non dico, perche fpero, rke più a nofhro fauore dirà il ruofbo fatuogiuditio , che conofce 1 contener ji nella eonferuatione di Cor eira quella di Atene. Tacque il gentile Oratore, ch’era vno de* più vecchi, eda vn coniuib mormorio accompagnato vici dalla gran fila, ouc riUtaicro 1 Magiftrati aconfukareilnegotio. Nondecilero, perche vollero prima alcoltare gli Amba» fciaton di Corinto, che, introdotti, con la bocca di vu di loro così duellarono. Il Senato di Corinto, di cut più fedele ne* btfogni mai non hebùe Atene, col nofho arri ito a 'voi augura fai ut e, e gloria, o della Grecia fplendore, e dal 'zvftro lume attende chiarezza a’ j ho i penfert ofcuri pe'l duino dell'amicitia uoflra. Poiché ani effendogl'mutati della ribelle Cor etra, teme, che dalle loro frodi non Jiót corrotte le menti, per altro incorruttiiih del rvojìro filtrano conftffo. jQuel, chea 'voi habbiano detto y no'Ijappi amo i fappiamo bene quel y che contro noi hanno fatto . U eSerft {oliatati yda Coloni no/hri, eh'erano ,fìno a pretenderti Ìagguagliane s e poa>:e da noi farebbe flato difsimulato per la quiete della Grecia^ quando non ci haueffero con rviolenza tolte le Città di nofiro patrimonio, e in oltre pretefo jopra Corinto la \ maggioranza. Durazjs da' nofbri Cittadini, che *rn andarono con capo pur Corintio della eafa di Cherfocrate, f arra. fa* ’ ' tnofa, pretendono ligia del loro imagi nano impero, Eda ’ale pretenfione fpinti hanno ajfalito le nofhe armate, hanno bruciato