Libro Terzo. iop atlanti, addietro fe ne tornaua. Facilmente creduto gli haurebbe Fiacco, quando il vedere in Tua compagnia alcuni con habito Cartagineiè non gli haueflè fatto fofpet-tare di frode, qual fu difcoperta : onde pofti fra ceppi furono gli vni, e gli altri ambaiciatori a Roma mandati. Da ciò 11 vede, che i Corcirefi, non folo fi mantennero nell’amicitia de’ Romani cosa l’opporfi a Filippo in difeià del loropaefej ma anche con f’inuiare foccorfi di nani ’n offèfa de’Cartaginefi, che ftrigneuan l’Italia. Nè qui finirono i loro aiuti, poiché doppo lunga guerra, evi-cendeuoli ftragi, hauendo i Romani contro il Macedone mandato Tito Quintio Flaminio Confole con otto mila legiorìarij, e cinquecento Caualli ; quefti fi fermò in Cor-cira, e dalla Republica amica ottenne vittouaglie, naui, e buon numero di foldati, co' quali, accrefciute le forzo fue, aftrinfe Filippo a chieder la pace, che durò fino alla morte di quel Principe, che poi fi conferuò fedele a’ Rimani. A MaPerfeofuo figlio,cheglifucceflènel Regno, doppo,ch’egli fece vccidere Demetrio fuo fratello,a cui per la primogenitura di ragione toccaua; non potendo foffrire le dure conditioni, con le quali poco meno, che ligia de’ Romani era la Macedonia, icoife il giogo, e nell’antica libertà fi ripoiè. Fugli da Roma fpedito contro Publio Licinio Confole, il quale vinto prima, poi vincitore noru puotc la guerraMacedonica finire,come iperaua il Senato, e :! Popolo di Roma, anziofi di liberarli di quel nimico, che mettea foifopra tutta la Grecia. Ondene’comitij Confolari fù con Licinio Craflo eletto Confola Lucio Emilo Paulo,quel prode, che a’ Liguri’ndomabili pofe il freno,