Libro Secondo. ? f le date, e riceuutepercofiè. Gli Atenicfi, tardi auucduti del loro errore in non hauer foccorfo a tempo i Corcirefi, e confapeuoli dello fdegno de’ Corintij contro di loro, da vero fi apparecchiano aribbattereconlaforzala violen-za,che li minaccia. Nè prendono a burla il negotio; poiché da Etna , monte della Sicilia, preueggono adunarli fiamme a incenerire la loro grandezza 3 e benche diuifi da tanti mari pur temono dell*incendio. Eran gli Atenicfi minici de’ Siracufani potenti (fimi, e in terra, esù le onde : con loro haueano di continuo guerra, difendendo a onta loro alcuni popoli di Sicilia, cherictifauanl’imperiodi coloro, che iòggiaceuanoalla tirannide di Dionifio, Se a quelli fufìero ricors'i Corintij, non vi è dubio,c’haurel> bero accomunato gl’intereffi, e che A tene potrebbe dubi-•tare di fé medefima nella lega di due nemici formidabili, e anziofi di vendicarfi. Difcorfi furono quefti, che poi Ì non riufeiron vani ; onde ragioneuolmente attendono gli Ateniefi a fabbricar naui, a raccorre marinari, ad affoldar Imilitie, ad adunare teforo, hauendo perle ipeiècauato dairerariocommunemilletalenti. Ne’ioipetti di guerra I chi non dubita incappa fouentenellefciagure. Delle | grandi moffe tutti deuon temere, e fe non fi temono, ipef-i lò riducono alla rouina, 11 nimico mai non dorme, non \ bifogna chiuder le pupille ; e anche .acoliti, c’hàcuor di leone, conuengono occhi di lepre, che ne menodormen-f dofichiudono. Udire, no’lpeniàuo,nonèdahuomo, mentre fole le beftie fi aggirano col prefente, e al futuro non mirano, Nerone cadde, perche alle iòlleuation idi Galba nelle Spagne non poiè rimedio, e quando le vide a i fegno dr deporlo dall'imperio, diflè agli amici, che mai non