Libro Serto. 2.577 uore de’ Crittiani. Fin qui fi può dire, che la Arnione regna/se, e durò anche per vn pezzo la fua Signoria,benche nuoui difgufti al Tureo fi aggiugneisero per la credenza, che la Republica fauoriise fotto mano Tlmperatore. Andrea Doria Generale di Carlo Quinto, folcando il maro, vicino à Cori u ; sul Capobianco, promontorio dell’Ifo-la j prefè diece ichirazzi, che da Alefsandria veniuano al campo Turcheico carichi di battimenti; epocodoppo nelle Ifole Merlere s'impadronì di alquante galee, eh’erano auanzate da dodeci, co' quali hauea fatta fiera battaglia, e per compimento bruciò la fufta, e le due galee, eh’ erano ancora arenate nelle ipiagge di Cimerà per la fuga-di Ianus. Auuenimenti,che, benche non fufsero galleggiati da’ Veneti, per efser fatti ne’ loro mari,e vicini a* loro paefi , perfuafero Solimano, che la Republica fel’in-tendefse co’l Doria, e in confèguenza con Tlmperator Criftiano. Nè fu meno atto à confermarlo in tale credenza il fucceifo della galea guidata da Baflàn Rais, o pronta per la periònadel Gran Signore; poiché incon-trandofidinotte nella vanguardia de* noftri lòtto il comando di Aleifandro Contarini, e negando l’omaggio , che s’vfa fra legni, raggiunta nella fuga fu alla fino nmefla con la morte di trecento Giannizzeri,che vi eran-difopra. Diede però Tvltima mano a’ difgufti l’aftutiio di Andrea Doria, che volle impegnare la Republica in-vna guerra faftidiofa, per liberarne il Principe, à cui fer-uiua. Veggendo egli, che i Venetiani voleuano in ogni conto mantenerfi neutrali fra l’vno e l’altro Imperatoro per non tirarfi adottò qualle armi , ch’erano apparecchiate per altri ; òper l’amore, che portaua à Carlo Quinto, ò Rr pe’i