11 ò Della Hiftoria di Corfù. Freno,e a lui diedero l’imprefa di Macedonia. Pa fsò egli da Brindifia Corcira, - e fi rattenne finche furono alTordino gli aiuti > che potentiifimi appreftauano i Feaci, auidi di militare fotto l’imperio di vn tanto huomo, per fama da, loro beniifimo coniuiciuto. Ed eifendo ogni cofa in pronto,con la compagnia di molti principali Corcirefi, diede le vele a’ venti, e nauigò veriò Delfo, oue dall’Oracolo prefi gli auguri; della battaglia, fi riuolfealla Macedonia. Perlèo qui l’attendeua con eièrcito formidabile, e volen-tieroiò di cimentarfi : onde fù facile venire alle mani; poiché i Romani, che non haueano auueriàrio più nociuo della tardanza, niente più bramauano che la pugna. In paefilontani chi non vince prefto, al ficuro perde ; onde ¿più accorti Duci nel proprio Regno ruppero il nimico conia lentezza. FabiocoltemporeggiarefaluòRoma,» dalle furie di Annibaie, il quale folea dire, che più temea^ della flemma di Fabio, che dell’ardore del coraggiofo Marcello. Douea Perfeo tenere a bada i Romani, cho debellati fi farebbero da loro fteffi, con la fame, con lo infirmità, con le fughe ; ma, ò che ftimaife certa la vittoria , ò che dall’auuedutezza del Coniòle coftretto fuflè alla zuffa, fi attaccò egli col nimico, e fu rotto non fenzib fangue de5 vincitori, che prima di diiordinare la falango Macedonica perièro molti,e i migliori foldati delle legioni , e de’ Corcirefi. Fuggì Perfeo, ma da’ fuoi vaifalli, e dagli amici abbandonato, per fuggir la morte incontrò laferuitù, e a’Romani fi diede. Allorafùch’Emilioal-zatofi per honorare il Re prigioniero, e veggendolo ginocchiato piagnere, ò Perfeo, gli dille, e perche ti mo-ftri della fortuna, che hauefti, indegno, e con tanta viltà abbaili