ii8 Della Hiftoria di Corfù. no, Gennaro, Marfalio, Eufrafio, e Marni Ilo »che poi oc-' tenrfero vn gloriofo martirio. Quelli,airingreflo di Gia-fbne, è Sofipatro videro in loro compagniagli Angeli ; ondeftupiti a’Santichiefero, perche da’iburani ipiriti fuflèro accompagnati ? Ma Giafone, prendendo ciò per motiuo di conuertirli, e perche voi, iòggiuniè, veggen-do gli Angeli,adorate i diauoli,eil vero Dio non cercato qual noi crediamo ? Criilo egli è, che nacque mendico, per arricchirci di gratie ; che fi vide fra’ giumenti, per abbattere la parte animale ;che morì tra’ ladri, per rubar lo anime al Cielo. Figli, fe voi credeifiuo, vi fi muterebbero le catene in collane, i legami, che vi cingono, in corone ; il carcere in regno. Quell’infelici, che non haueano in fette giorni afì'aggiato cibo alcuno, non curando per la fame di regni, e corone, all’vdir di tali marauiglio il racconto,baderebbe à noi, ripigliarono, qualche riiloro , per credere a’ miracoli della voftra fedo . E quello haurete, foggiuniè, il Santo ; e fubito portoli ’n oratione, da vna colonna di marmo, che iui era* pronta à iòftener il tetto della prigione, fece naicere fuauiflìmi frutti, co’quali que’famelici fi cibarono. L’orare è di più potenza della verga di Mosè, ladoue dalle pietre caua rinfrefehi, più fodi dell’acqua. Cecilia d’inuernohebbelerofe, e i fiori j quei Santi dalla gelidezza di vn marmo fecero naicer le frutta ; c quelli, o quelli del vago giardino del paradiiò. Poiché iè odorando le Roie di Cecilia il fuo fpoiò, e il fuo cugnato heb-bero quali à perdere il ieniò per la fragranza 5 all’odoro, che mandarono le frutta, tal foauitàfentiili nel carcere , che iprigionieri dubitauano, s’egli fi fufiè trafmutato in cielo ;