320 mistero di quell’ingegno che spiegò ali si possenti e si ardite innanzi agli anni; il mistero di quella sovrana perizia, eh’a maturarsi non ebbe bisogno del tempo. Si direbbe che quel legno canoro formasse parte della loro natura, che l’anima con esso si manifestasse, e que’suoni, quelle difficilissime armoniche combinazioni loro non costassero maggiore fatica che un atto della lor volontà, fossero così naturali e spontanei come il riso, il pianto, o i moti della persona. Innanzi a tai due portenti, a due ingegni cosi dalla natura privilegiati, si pruova non so qual senso di venerazione e. rispetto, come dinanzi a tutto ciò eh’ è veramente grande e singolare. La maggioranza dell’arte tien luogo della maggioranza degli anni; e quante barbe canute debbono piegarsi a quel senno musicale che non conta ancora quattordici primavere! Chi sonerebbe con quell’anima,con quell’espressione, come fa ne’larghi la gentile Teresa, sì che t’opera col suo strumento sul cuore, come col più possente linguaggio? Mirabile è l’arte stessa, l’industria di quell’arco, che mai non le vien manco al bisogno, ed ella il guida con sì sapiente misura, che ne trae, e salga o scenda, alcuni ultimi filatissimi suoni,