ducati l'avrebbe allungata di dieci piedi, ader­nandola di fregi con due altane a volta, mlle quali doveva essere scolpito lo stemma episco­pale. Di tutto questo lavoro Giorgio compì sol­tanto la metà; lasciando incompiuta l'altra parte por ignoto motivo. Nello stesso anno foce con­tratto con <:.erto Misolich, procuratore della Chiesa parrocchiale di Pago, obbligandoei di lavorare la falCCiata sopra la grande cappella. E nel seguente 1467 stabilì collo stesso Misolich che avrebbe fabbricato la cappella di S. Nicolò nella Chie.a delle monache. Il Lo stemma di Tomm aso Zorzi, nel portale del Palazzo del Conte, porta appunto la data del 1467. • Percossi da caldi venti di scirocco alternati talora più volte, nell'istessa giornata, con gelide raffiche di bora, i pochi edifici memorabili di Pago recano, quasi tutti, segni di irreparabili rovine. Così il Palazzo del Conte, così la Loggia. E dove non siano passati i venti, son passati i'li uomini, assai peggIon. Un bel leone veneto, uno di quei rari ed au­steri leoni del primo tempo della Repubblica che hanno il capo coronato dal nimbo dei santi, divelto dalle mura cittadine, giaceva fino a qual­che anno addietro in un letamaio, nella stalla di un croato. Nè spero che sia stato tolto da quella vergogna e riah:ato nel sole. Quando io t,.veraavo l'Are.ipelago, i canonici. l'arciprote 13