PLASMATORE DI ANIME Segreto delle sue fortune era anche l’enorme prestigio che circondava la sua persona. Tutta Roma sapeva ch’era un grande penitente e un dotto fuori scala. Così quella meravigliosa creta ch’eran le signore delTAventino, come affascinata da tanto splendore di fama, si offriva docile e gioiosa al pollice del potente plasmatore. Ah, le anime non son blocchi di pietra e, se son nobili e degne come quelle che vivono sotto il tetto di Albina, non si lasciano scolpire nè da un idiota, nè da un libertino. Quelle lassù eran signore che venivan dal fasto e dalla più grande e raffinata mondanità. Nè tutte le vecchie lusinghe eran morte e tutti i vecchi fili, tagliati. A staccarle dunque dal vecchio mondo, bisognava proiettar su la faccia di questo la luce del più grande e severo pessimismo. Gerolamo non ignora che i grandi balconi su l’infinito si possono aprire soltanto quando s’è stati capaci di chiudere le vecchie finestre che davano sui panorami della terra. E sapeva che, a determinare la chiusura di queste abbaglianti finestre, nessuno era più 152