Questo arcipelago di Dalmazia non ha uguali noI mondo. Il suo carattere di barriera, che si rivela per mille segni a chi per entro vi navighi, è unico. Le Cicladi e le Sporadi che chiudono l'Egeo appoggiandoai ai golfi della Grecia e de l'Asia Minore, non hanno la sua compattezza, il suo aspetto saldo, la sua sinunetria. Qui le isole s'alzan dall'Adriatico quasi tutte con una fonna allungata e parallela alla c06ta di cui, quasi, sembrano frammenti staccati. Laggiù ogni isola ha il suo aspetto, le sue piccole colline, il suo mare più vasto attorno: un maggiore respiro di cielo ed una maggiore ampieua d'acqua per cui si va con intimità minore, e con maa-a-ior libertà di rotta. • Arbe. la prima sosta del navigatore che mova pel Quarnerolo verso mezzogiorno: una delle più Boride tra le seicento isole che com­pongono il grande antemurale marino. La nave vi gira attorno e se ne scoprono gli oliveti, le vigne pampinee sui colli, e più a riva le saline e le tonna.re. Stanno sulle brevi alture e a fior d'acqua i villaggi dal nome schiettamente ve­neto, Campora, Barbato, Loparo, BagnoI. Sta wlla porta d' un seno azzurro la cittadina rac­colta. da' bei campanili che si specchian nel mare, la cittadina che Venezia fece fiorire e che ancora $'lllumina della sua fedeltà alla grande madre. Tanto son qui poderose, le orme della Sere­ 111\ •