178 LUCIANO M ACRI NI rava ardentemente unirsi alla Triplice Alleanza e che egli aveva risposto ad una demarche di Enver pascià, a questo proposito, che non era convinto della necessità di alleanze per la Turchia. Guglielmo postillava: « Esatto in teoria ma falso allo stato attuale! Adesso si tratta di guadagnare ogni carabina dei Balcani che è pronta a partire in favore dell’Austria contro gli slavi. Perciò conviene di accettare un’alleanza turco-bulgara unita all’Austria ! Adesso bisogna seguire una politica di opportunità ». Lo stesso giorno l’ambasciatore tedesco a Pietroburgo, Pourtalès, riferiva un colloquio avuto con Sazonof. Il ministro gli aveva detto che, se l’Austria-Ungheria voleva turbare la pace, non doveva dimenticare che in questo caso avrebbe dovuto fare i conti con l’Europa. La Russia non avrebbe potuto assistere con indifferenza ad un passo a Belgrado tendente all'umiliazione della Serbia. Tutto dipendeva dalla natura di questo passo, ma in nessun caso vi doveva essere un ultimatum. («È già pronto!» postillava Guglielmo). Sazonof aveva detto che la situazione era considerata seria a Pietroburgo ed a Parigi e si era affaticato a creare neH’ambasciatore tedesco l'impressione che l'atteggiamento dell'Austria-Ungheria era disapprovato in Inghilterra. (<> Egli si inganna! » postillava Gugliebno). Sazonof aveva dichiarato all’ambasciatore italiano che « la Russia non potrebbe soffrire che l’Austria-Ungheria tenesse alla Serbia un linguaggio minaccioso o prendesse delle misure militari ». E GugUelmo a fianco di queste parole scriveva in francese: « chi vivrà vedrà ». Il 23 luglio l’ambasciatore tedesco a Londra, Lichnovskv, telegrafava che sir Edward Grey avrebbe dichiarato il giorno seguente a l'amba-