earebbero stati invano. che anche per eHi la Pa­tria sarebbe divenuta più grande. coaì com'egli la voleva, e libera e forte sulle Alpi e sull' Adria­ La libertà dell'Adriatico I Era stata. prima di quella cruenta combatutta sulle balze del' Alto Altico. la sua più tenace battaglia. Era in lui, r la que tione dalmata. una passione in.anna che 1'aveva condotto. anche quando l' indiffe­renza per essa trionfava. a trionfare deU'indif­ferenza. A lui, 80vra tutto, si deve il magnifico movimento fiorentino in favore della Dalmazia che fiancheggiò ed accompagnò con una efficacia veramente di resultati il nostro movi­ mento romano. Fu lui che insieme ad altri va­loroli, ideò e volle quel mirabile volume sulla Dalmazia, che apparve nel febbraio del 1915 a fu il primo solenne documento dell'assoluta ita­lianità di questa terra, il primo poderoso incita­mento al popolo ed al Governo d'Italia di non dimenticarla. ma di rivolerla, anzi, di riconqui­atarla tutta, dalle isole del Quamerolo all'ultimo sperone roccioso che calando dal Lovcen, sor­regge sul Mare Nostrum, sovra un altare vene­ziano. il glorioso Leone di San Marco. In queato volume Tommaso De Bacci Venuti aveva posto, segno della sua multiforme genia­lità. un capitolo nudrito nel quale era riassunta, riaffermata, documentata con ricerche storiche e originali deduzioni quella latinità della Dal­mazia fino al secolo XI. che i discendenti di ca­loro che v'atte arono. di «luei Croati che Gu­ i.lmo da Tiro chiamò feroci inù e barbari, e - - SII.L.A.'<1 Mare 'ostram 9