La musica strumentale e religiosa compagnare i canti gogliardici e le serenatelle d’amore. Il futuro giurista Ludwig Iselin compose durante il periodo dei suoi studi universitari due libri per liuto, uno dei quali, recante la data del 1575, è il frutto di allegre riunioni musicali e porta il titolo significantissimo di Liber Ludovici Iselin et Amicorum, racchiudendo fra l’altro una descrizione di battaglia che acquistò molta voga. Menzioneremo ancora tra i liutisti di questo periodo l’alsaziano Sixtus Kargel; Adriano Denss, Matthaeus Reymann che trascrivono danze polacche e risentono l’influenza italiana, visibile nella graduale sostituzione della scrittura armonica a quella polifonica. L’attività dei liutisti tedeschi continua alacremente nel seicento, quando già il clavicembalo si è creato una tecnica propria ed elabora forme indipendenti. Johann Rude o Ru-denius di Lipsia, musicista e giurista, pubblicò ad Heidelberg nel 1600 due raccolte di Flores Musicae, ed altre ne pubblicarono Hainhofer (1603), Fabricius e Reymann (1613), Laelius (1617). Nel 1615 apparve VHortus Musicalis di Elias Mertel che in quell’anno faceva parte di un’accademia di Strasburgo, dov’era nato, e dove morì nel 1626. Le raccolte liutistiche di questo periodo serbano quel carattere di cosmopolitismo, trascendente ogni limite di frontiera che già si è rilevato nella seconda metà del cinquecento, come si può scorgere nella Testudo Gallogermanica di Georg Leopold Fuhrmann, comprendente tavolature italiane, francesi e polacche. Il liuto veniva pure impiegato nelle cerimonie religiose. A Francoforte esso fece udire in chiesa il suo querulo tintinnio sotto le dita di Daniel Mylius, a cui era stato concesso di suonare ogni domenica durante le cerimonie religiose. In seguito, per il favore incontrato specialmente negli ambienti aristocratici della città, Mylius fu indotto a comporre musica profana, raccolta e pubblicata nel suo Thesaurus Gratiarum (1622), redatto in tavolatura francese. L’influenza della melodia popolare polacca, ricca di caratteristiche affascinanti e suggestive, continua a farsi sentire accanto a quella dell’ornamentazione francese e della mirabile arte costruttiva degli italiani. Virginia Renata, nella sua Lautenbuch del 1640, offre sotto la forma del « Chorea Poloniae » un antenato della polonaise; e influssi analoghi si trovano nelle opere di Isaia Reussner (o Reusner), uno dei liutisti più eminenti della seconda metà del seicento. Nato a