23« / prmdimli eUlVoptra francesi rito francale, l'efficacia espressiva della musica italiana produce un’imprmsione incancellabile. Ma dovranno passare ancora vent’anni prima che il seme dia frutto, sebbene nel frattempo musicisti, come Lambert, tentino di risolvere l’annoso problema del recitativo, di stabilire, cioè, come si possa trovare un'espressione musicale, adeguata a un’azione complicata d’intrighi e di jieripezie, dove tanta parte ha la narrazione degl» avvenimenti e il dialogo degli interlocutori. Poeti come De Bey* e Perrin ai rivolgono ai due generi che sembrano prestami meglio a tale scopo; la pastorale e la tragedia con macchine. Lulli, assistito da Benserade, comincia con l’introdurTC nei balletti vere scene di tragedia lirica, e collaborando con Moliòre alla commedia-balletto, esce definitivamente dal genere estrinsecamente decorativo del balletto di Corte e sostituisce alla sentimentalità fittizia della |iastorale. un piò profondo sentimento. Contemporaneamente Marais inserisce intermezzi musicali nelle tragedie con macchine. D’Asoucv e Ut Guerre scrivono pastorali che contengono tutti gli elementi dell’o|ieni. e Cambert con la Pastorale Kroiqar è già prossimo al melodramma. Sono le fasi successive di questo processo che bisogna ricostruire quando si voglia veder nascere l'opera francese dai suoi antefatti storici. Ili Francia il melodramma non è il frutto spontaneo d’una profonda esigenza della razza, non è l'espressione caratteristica d’una necessità spirituale scaturente dall'intimo della coscienza nazionale e popolare, come vedemmo «vere stato in Italia Si può anzi asserire senza tema di cedere a infatuazioni di orgoglio nazionalistico che, senza l'influenza diretta. costante, molteplice di compositori italiani quali Caralli e L Rosai, il processo formativo dell'opera francese sarebbe stato assai piò lento e tortuoso, e fors'anche si sarebbe arrestato a mezza strada; e l'asserzione sembrerà meno sospetta di partigianeria se, per comprovarla. richiameremo quanto Henry Pruniènm dice a proposito delle condizioni della musica francese verno il 1640 : « Noi non avevamo piò che il vecchio Boesset che potesse « fare qualche figura accanto agli italiani. Il freddo Henry • Du Moni, il noioso Oobert. il brillante ma superficiale « Lambert erano i migliori artisti che noi potessimo vantare « Come pretendere di oppone queste distinte mediocrità ai « geni d'Italia, ai Luigi Rossi, ai Carissimi, ai Cavalli t »