patoei accanto al rivale, invano cer_ bat-.lia. Ed allora per vie inconsuete, e costringendosi ad un ampio li{iro, marciò verso Durazzo, riposan­dOli brevemente nella notte e riuscendo ad ac­costarsi alla città mannara quando appena si ecorli{ean di lontano le avanguardie pompeiane. I due capitani li fronteggiano coi loro uomini e si fortificano l'uno in vista dell'altro. Pompeo, che ha radunati a Durazzo tutti gli ordegni di auerra, e le navi lunghe, e le salmerie, non vuole abbandonare il faverovole luogo. Nell' istesso tempo, però, avendo deciso di non attaccar Ce­lare, non può efficacemente impedire che questi li rinsaldi a suo danno sulle posizioni occupate, e renda .empre più dura la alretta iJl cui lo man­tiene. E la guerra d'assedio, la lung.a, lenta e fati­cosa guerra d'assedio che nel nOltro tempo li rinnova e l'ingigantisce, ha principio. Ai ven­tiquattro castelli, dilieminati sopra un cerchio di quindicimila paasi, che Pompeo innalza, Cesare contrappone le sue difese e i lIuoi approcci. In­vano gli arceri e i frombolieri nemici molestano i luoi uomini intenti alle dure opere, invano le prime zuffe tra le coorti più avanzate arrossano i solchi ed !Ì fossati del primo sangue. Nuovo ed inusitato era il modo della guerra. Erat nova et inusitata . Ed anche le soldatesche . . . cesarÌane soffrivano non poco per la scarsezza delle vettovaglie, avendo consumato tutto il fro­mento e mancando di vie per rifornirsi. Allora fu trovata una radice di nome Clara che ere· Meva in crand4! abbondanza nel contorno, e me -202 ­