PARTE SECONDA 221 ziani posero singolari riserve perchè qualche gagliardo ingegno non mancò di considerare la fortuna « un trovamento ingegnoso della nostra timidità » (L). Le caratteristiche buone e cattive più singolari dei veneziani sembrarono esser quelle proprie degli uomini di mare. E non a caso si guardò al tramonto della Repubblica ancora al mare che fu, più che le università, scuola e palestra di combattenti e di uomini politici (2). La costanza dei veneziani nei divisamenti, carattere dei grandi popoli (3), fu una dote che si accompagnò a quella consistente nel saper staccarsi dalle case paterne e dalla famiglia, e nel saper rifiutare i comodi della loro città per trasferirsi in lontani paesi. Spesso curioso fu il pensiero dei veneziani. Muniti di salda fede nel loro destino o in un destino che si forgiavano (« credono facilmente i veneziani — si osservava — quello che desiderano ») (4), talvolta intransigentemente avidi, egoisti e superbi nel loro orgoglio nazionale (5), essi ama- (*) D. G. B. P., Il Regno della Morea sotto i veneti, Venezia, 1687, pg. 1. (2) Nel 1775 in una Scrittura riguardante la organizzazione delia marina da guerra si affermava che Venezia era una nazione la quale aveva « succhiato il primo latte dal mare e nutrito sul mare la crescente sua adolescenza ». Perciò, si asseriva, « deve il mare alimentare e rinvigorire gli anni suoi maturi », Nani MOCENIGO, Storia della marina veneziana da Lepanto alla caduta della Repubblica, 1935-XIII, pg. 384. Ma la grave decadenza dell’istruzione marinara di quel periodo si può rilevare dal fatto che, mentre nel secolo XVI si imbarcavano come adolescenti nelle galere dello Stato e in navi private circa 200 giovani patrizi, dopo la pace di Passarovitz se ne imbarcavano appena 8, op. cit., pg. 27. (3) ALLETZ, op. cit., pg. 29. (4) Governo politico de’ Veneziani, cit., pg. 125. (5) Un incognito autore straniero li definisce « quasi insopporta-