PARTE PRIMA 99 che accorsi sin dai primi momenti a partecipare al comun bene... ». Si proseguiva dicendo che le nazioni « non potranno attendere che sia trasfusa ad una formidabile potenza la principal forza navale d’Italia, la tutela della sua navigazione, del commercio, dei mari del Levante » (*). Dopo la parentesi democratica, il trattato di Campo-formido (ottobre 1797) segnò, colla cessione della Venezia all’Austria, la spartizione dei domini d’oltremare veneziani tra la stessa Austria e la Francia. L’articolo V di tale trattato cedeva alla Repubblica francese Corfù, Zante, Cefalonia, le altre isole jonie, Butrintò, Larta, Vonizza e, in generale, gli stabilimenti veneziani in Albania situati a sud del golfo di Lodrino. L’articolo VI cedeva invece 1 Istria, la Dalmazia, le isole veneziane dell’Adriatico e le bocche di Cattaro all’Austria. Due tra le più grandi potenze militari d’Europa avevano unitamente cospirato e deciso i destini di Venezia e del suo Impero « da mar ». Così, senza rivoluzioni interne, cadeva la secolare Repubblica. Questo fatto è significativo perchè ci mostra come la costituzione di Venezia potesse vantare all’interno, fino all’ultimo, doti singolari di stabilità e di adattamento. Ma ci mostra altresì come mancassero le forze evolutive capaci, nel moto perenne della natura, di dare nuovo alimento ed infondere nuova vita allo Stato di Venezia. Quasi tutte le popolazioni soggette a Venezia ricordarono la Repubblica con devozione. Zara, Perasto, Corfù piansero la luminosa gloria di Venezia il cui astro si spe (‘) Tonni-Bazza, La protesta del governo provvisorio di Venezia per l’Istria e la Dalmazia (I luglio 1797). 11 governo democratico di Venezia durò, come è noto, dal 12 maggio 1797 al 17 gennaio 1798.