PARTE TERZA 243 la fame » ('); forte, comunque, fu l’impulso da essi dato alle piantagioni delle viti nelle isole jonie, le cui uve furono fonte di grande lucro e diedero a Zante il poetico titolo di «isola d’oro». Pure diversi stranieri si soffermarono a considerare l’opera dei veneziani spesa in questo campo e tra essi ricorderemo il Wheler che descriveva l’isola « d’où viennent les raisins de Chorinthe dont nous faisons plusieurs ragouts en Angleterre » f1), lo Spon, che pure accennava a Zante altre volte chiamata dal Botero « l’isola d’oro » e che allora (cioè al tempo in cui lo Spon la visitava) più che mai meritava questo titolo « essendosi trovato il secreto di piantarvi quelle viti, che producono copiosamente l oro colla raccolta di quell’uva che si chiama di Corinto. (3)-ed inoltre il Saint Sauveur il quale pure notava quelle viti famose « dont la récolte est une mine d’or » (4). Lo stesso assetto guerresco del Levante veneziano diede impronta a diverse opere, che non furono soltanto militarmente per quei tempi formidabili, ma anche spesso artisti- (l) TOMMASEO, op. cit., pg. 487. Ricorda questo autore che i veneti si adopravano alla cultura delle viti in Levante con maggior «cura che molti jonii stessi ancora non facciano». Furono favorite nel ’700 in Dalmazia e in Grecia accademie agrarie ed economiche « alle quali gli spregiatori de’ Veneti non sognavano nemmeno », op. cit., pg. 512. L’elogio della Comunità di Corfù al Pizzamano {cit.) fu reso anche per aver egli migliorato la condizione delle campagne e degli olivi. (“) WlHELER, op. cit., pg. 73. (3) SPON, Viaggi per la Dalmazia, Grecia e Levante, (trad. FRESCHOT), Bologna, 1688, pg. 52. (4) Voyage historique, litteraire et pittoresque dans les iles et possessions ci-devant venitiennes du Levant... Paris, a. Vili, pg. 150. Questo autore, già console di Francia residente nelle isole jonie (dal 1782 all’anno VI della Repubblica francese), si mostra in più punti tendenzioso nel considerare l’opera del governo veneziano, da