PARTE SECONDA 207 dagli anni ed oppresso dai mali che seco tragge la decrepitezza » (x). Un altro autore, il Marchesi, a proposito della ostinata resistenza frapposta da Venezia nel difendere i suoi domini contro i turchi, ebbe a scrivere : « Sotto questo riguardo, Venezia rassomigliava all’antica Atene che fu ridotta a rovina principalmente per ostinarsi a mantenere i remoti possessi marittimi, mentre la sua rivale, la rozza Sparta, attese piuttosto a stringere attorno a sè le vicine terre e città del Peloponneso, che nel momento del pericolo le somministravano una grande forza... La Repubblica veneta fu paga di rendersele (città suddite) affezionate, ma non le chiamò a partecipare della sua stessa vita, cioè a dividere con essa il potere, onde avvenne che gl’interessi particolari prevalsero costantemente ai generali, e lo Stato mancò di unità e perciò di forza » (2). In realtà*il Marchesi, con queste frasi non valuta a sufficienza l'importanza (commerciale e politica) che i possedimenti d’oltremare ebbero in tutti i tempi per la Repubblica, ed inoltre ripete l’anacronistica valutazione fatta più che a sufficienza propria dai rivoluzionari francesi, i quali, dimenticando l’ineluttabile esigenza del sistema dell’autonomia, criticarono troppo violentemente la mancata unità dello stato veneto (3). (:) LUNZl, Della condizione politica delle isole jonie sotto il do-minio veneto, Venezia, 1853, pg. 496. (2) MARCHESI, Le origini e le cause storiche della rovina della Repubblica veneta, in ^4ieneo Veneto, Serie XIII, voi. I, fase. V-VI, Venezia, 1889, pgg. 267, 268. (3) Il LAZARI è uno tra i pochi scrittori moderni che compresero la natura dei rapporti costituzionali che intercedettero tra Venezia e le sue provincie. Egli pose invero in rilievo che le provincie suddite venivano « governate da propri statuti e (erano) quasi formanti stati