AUSTRIA, FRANCIA, ITALIA 427 zioni che battevano alle porte della latinità dispersa sull’altra sponda i1). Le condizioni degli Jugoslavi si mantennero per secoli in una rilevante inferiorità rispetto all’elemento latino, colto e raffinato, dedito alle industrie e più ancora ai commerci. Quei popoli non uscirono per lunga età dallo stato primitivo di piccoli agricoltori, di pastori e di pirati; soltanto videro le loro scorrerie frenate dalla potenza marinara di Venezia. Ed è certo che, compiutasi quest’azione politica, ch’era anzitutto una grande opera di polizia, le città dalmato-istriane nulla ebbero a temere per terra dagli Slavi; e questo, non soltanto perchè si sentivano sicure del protettorato della Serenissima, ma per lo stato d’inferiorità dei loro vicini, per il difetto in essi d’un sentimento di nazionalità, e soprattutto perchè gli Jugoslavi non avevano alle loro spalle un forte stato, il quale, sotto le apparenze di lusingarne l’orgoglio nazionale, li incitasse contro gli Italiani della costa. Perciò per ben dodici secoli non apparisce mai cenno alcuno di conflitto nazionale fra i due elementi. E se talora le città dalmato-istriane levarono lo stendardo della rivolta contro la Dominante, furono incitate da forze che non erano slave, nè sugli Slavi potevano fare assegnamento; tanto è vero che gli stessi re d’Ungheria, (-1) Vedi Monumenta spectantia historiam Slavorum, ecc.