GRECI E ROMANI 139 trettanti oggetti provenienti dall’Egitto, dall’Asia Minore, dalla Grecia stessa. Grande emporio del traffico etrusco era Adria ed il maré, che ne prese il nome, la più rapida via commerciale fra l’Italia e l’Oriente. Roma fini con l’annientare le ultime reliquie della floridezza tirrena e col sostituirsi al primato dei Greci. Ma solo dopo aver debellato Cartagine, potè iniziare la sua espansione verso Levante, dove l’attività del traffico s’era moltiplicata in sèguito alle conquiste d’Alessandro, che avevano allacciato l’Europa all’india. Traversavano quindi il Mediterraneo, accanto ai prodotti già conósciuti agli Italioti ed ai Sicelioti, le spezierie, l’avorio, le gemme dell’india ('), le sete della Cina. Le leggi marittime di Rodi regolavano il traffico e le ambascerie giungevano alle rive del Tevere anche dalle regioni più lontane. Tuttavia Roma, come non fu mai una vera potenza marinara, così non potè mai salire ad una entità d’espansione economica (2) pari alla sua (*) Chi non rammenta l’ode d’Orazio, ove si accenna all’oro ed all’avorio dell’india, ed al mercante che, dopo aver navigato il mare tre o quattro volte senza pericolo, assapora in fulgide tazze il vino acquistato vendendo merci siriache? (Carm., I. 3i)- (2) Vedi Mkkgotti, Del commercio dei Romani, Padova, 1787. Il Mengotti si sforza di dimostrare che i Romani nella prima epoca non professarono il commercio, nella seconda lo trascurarono, nella terza lo condussero con tanta incapacità ed inerzia, che andarono in rovina.