LEGGENDA fi PREISTORIA 27 d’ambra; l’Helbig vuole anzi che tale mercato stabilisse le prime relazioni dei popoli germanici con gli italici (*). Certo non è da ritenersi che i Veneti percorressero l’Adriatico da cima a fondo, sebbene ciò non sia da tutti escluso, ammettendosi anzi da taluni che gli Iapigi sieno non un ramo degli Uliri, ma una colonia piantata dagli stessi Veneti nella loro propagazione per l’Adriatico. Essi adunque, secondo ce li descrive Strabone (a), solcavano con barche i fiumi che bagnavano le loro terre specialmente il Po: fiumi da essi inalveati ed uniti fra loro mediante canali (3). Nulla aggiunge circa la loro (*) Osservazioni sul commercio dell'ambra. Atti Accademia Lincei, 1876-77. Ser. Ili, voi. I. (2) Il Fuiasi (Op. cit., Ili, cap. I) riporta e traduce il passo di Strabone relativo alla Venezia inferiore. Vi si legge che gli abitatori erano riusciti, con poderosi lavori, ad arginare i fiumi, a prosciugare le paludi, a redimere gran parte del suolo, a migliorare l’aria. « Inalveati i fiumi (leggo nella traduzione del Filiasi) e scavati de’ canali, la navigazione facevasi da per tutto, e mirabile riusciva il corso pe’ fiumi delle barche contro corrente, e tirate con l’alzaia. Nel Po con queste na-vigavasi fino a grande distanza, benché torbido e gonfio con più rami sboccasse in mare, e oscure foci avesse e di difficile ingresso. Essere per altro tanto grande la pratica degli abitatori, che entravano e sortivano dalle medesime senza danno o pericolo. Alcuna città poi venir circondata dall’acqua a guisa d’isola, altre bagnarla il mare da una sola parte, ed anche le più mediterranee godere il beneficio della navigazione per via di un qualche fiume o canale che facevanle comunicare colle lagune o col mare ». (3) Il FuiaSi ricorda pure quanto scrisse Servio nei suoi commenti a Virgilio: Pleraque pars Venetiae, fluminibus abun-