GRECI E ROMANI 141 quentati del traffico fra Roma e l’Oriente, di Sa-lonae e Dyrrachium, ch'erario i migliori porti sull’altra riva. Tuttavia queste nobili figlie di Roma non poterono salvare la grande patria latina dal disastro economico che, negli ultimi tempi, diè il colpo di grazia al decadente impero; e per di più le città adriatiche, quelle specialmente dell’Apulia, i cui navigli aveano servito di transito fra l’O-riente e Roma, aveano subito il primo colpo dal trasferimento della capitale a Bisanzio. La catastrofe era imminente. E s’annunciò sùbito dopo la morte di Teodosio, quando le milizie romane furono impotenti a trattenere gli antichi invasori e questi finirono col travolgere l’impero occidentale ; quando Roma, tutto importando dalle regioni limitrofe, nulla esportando, perchè poco produceva, abbandonò la cultura dei campi, vide formarsi i latifondi (’), finì col consumare tutte le sue ricchezze e, colpita ad un tempo dall’assalto barbarico, soggiacque a quella crisi spaventosa che avea illanguidito e spento le sue forze. Da questo momento l’Adriatico non fu più un lago italiano ; subiva anch’esso gli effetti della decadenza latina sul Mediterraneo, su quel bacino che i Romani, signori di tutte le sue rive, avevano fino allora, e a buon diritto, appellato mare nostrum. (x) Si ricordi la classica frase di Plinio: latifundici Italiani perdidere.