IH Si ritenga adunque ciie la minoranza opinò da prima la discussione dovere unicamente versare sulla opportunità di fare Ja guerra : ma poi, condotta la questione dal voto della maggioranza, sulla politica del ministero, e lungamente discussa dall’ima e dall’altra parte, da ultimo si fecero varie proposizioni, le ime delle quali si riferivano unicamente all’opportunità della guerra, le altre alla politica ministeriale: una di queste ultime avendo a ulto la priorità, come più generica, fu dalla delta minoranza di voli sei senza esitazione rigettala. Diverso fu il parere della maggioranza. E pigliando le mosse dalla mediazione, dirò che, se di quella non ci furono esposte le condizioni positive, dalle negative che ci vennero notificate fummo sforzali a conchiuderne ch’esse non rispondono all’onore della nazione, come noi l’intendiamo, non ci danno sufficiente malleveria della sua vera indipendenza. Più ancora: quali che siano quelle condizioni, se non furono accettate dall’Austria pericolante, mollo meno lo saranno dall’Austria vincitrice di "Vienna. La pace onorevole è impossibile. li quando pure volesse riputarsi onorevole una pace, che sacrifichi alcuno dei drilli acquistati per il voto dell’unione, potrebbe il presente ministero conchiuderla senza gravi pericoli interni? Noi lo neghiamo: perciocché niun ministero può salvarsi, salvoehò con quelle grandi idee, delle quali fu sempre fermo e pubblico mantenilore. Ora, se una tal pace vicn fatta da uomini, che sempre si mostrarono inchinevoli a terminare •1 litigio piuttosto coi protocolli che coll’armi, e vien fatta senza sperimentare un’altra volta la fortuna della guerra, quella pace sarà dal popolo riputata frutto di debolezza anziché di necessità ineluttabile; e negli animi sdegnosi, che Ja Dio mercè non sono pochi, gittcrà i semi di grandi ire e di funesti consigli. Dall’altro lato, se un tal ministero domani alzerà il grido di guerra, sarà dalla nazione pienamente creduto? Troverà in essa tanta fiducia, che v'ogIia seguitarlo con ogni sorta di sacrifizii, secondo è necessario a vincere, e non piuttosto la vedrà scorgere con paura che i supremi destini della guerra siano in quelle mani medesime, che non parvero abbastanza vigorose? E noi, considerando le nostre condizioni presenti quali ci furono esposte dal ministero del re, e riconoscendole, per parte almeno, come legittimo fruito dell’opera sua, mentre rendiamo ampia testimonianza alle intenzioni c allo zelo dei signori ministri, ci sentiamo astretti in coscienza n dichiarare, che, qualora il governo non venga profondamente modificato ne’suoi componenti, non può con isperanza di successo intraprendere la guerra. Adunque il presente governo, giusta l’avviso della maggioranza, lui quale si trova ad essere, non ci può dare nè una pace onorevole, nò una guerra felice. Questo pel presente: quanto all’avvenire, le comunicazioni di uno ilei signori ministri ci condussero a questa conclusione, che, dopo lo spazio di poco più di due mesi, nessuna guerra nè felice nè infelice sarebbe possibile al presente ministero, c perciò nessuna pace clic non sia P'ù ignominiosa dell’armistizio. Per le quali cose fu da taluno proposta, e dalla maggioranza approdila, la conclusione seguente: