PROGETTI DI ALTRE FORTIFICAZIONI 643 posto in animo di far fare questa così necessaria opera; ma è de bisogno ch’io vadi in persona, per veder che sia fatta nel luoco a ciò destinato et con quella manco spesa di Vostra Serenità sia possibile ,,(l). Eppure il divisamente del Bragadin — ignoriamo per quale causa — non ebbe attuazione. Sicché il provveditore Luca Michiel da prima(2), poi il sindaco Giulio Garzoni(3), quindi Giovanni Mocenigo, come capitano generale (4) e come provveditore(5), più tardi Marcantonio Martinengo(6), posteriormente ancora il capitano Pietro Zane (7) e di nuovo Giovanni Mocenigo, furono costretti a ripetere più volte lo stesso concetto e lo stesso consiglio (8). Il Mocenigo poi nel 1593 concretava le proprie idee, esponendo che “ bisognerebbe fabricare sopra doi piccole somità de monti, che si sporgono in fuori sopra il mare et sopra li detti porti et ridotti, due maschi, prendendo gli esterni angoli per cavarne le difese Più modestamente il governatore Annibaie Gonzaga e 1’ ingegnere Angelo Oddi confessavano non aver coraggio di consigliare quella fabbrica : c si limitavano ad esprimere il platonico desiderio che la fortezza di Turlurù, anziché sullo scoglio di S. Teodoro, fosse stata costruita su quello di Standia (l0). Nel seguente secolo il Senato scriveva al provveditore Nicolò Sagredo di certe proposte fatte al re di Spagna da Antonio Paronda di fortificare Standia; e chiedeva informazioni. E il 25 gennaio 1608 il Sagredo mandava il chiesto rapporto, ricordando come sullo scoglio vi fossero delle piccole cisterne antiche, due sole delle quali erano però servibili, una al porto di S. Giorgio, l’altra alla Madonna; il 15 febbraio poi spediva a Venezia anche un disegno dell’isolotto(,2). — Ma stavolta pure la cosa finiva in una bolla di sapone. Paleocastro di Sitìa. — Più seria ed animata discussione suscitò il Paleocastro di Sitìa, pretesa sede dell’antica ’EXai«, situato sulla spiaggia di un piccolo golfo all’estremità orientale dell’ isola. La fertilità di quella campagna infatti, ed i frequenti danni arrecativi dai pirati, avevano consigliato di fortificare il luogo a tutela almeno della popolazione agricola, che per tema lo abbandonava incolto. (!) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia. (2) V. A. S.: Relazioni, LXXVIII (Sua relazione del 1580). (3) V. B. M.: Ital. VII, 304, b. P) V. A. S.: Relazioni, LXXXI (Sua relazione del 1583). (r>) Ibidem, LXXIX (Sua relazione del 1589). («) V. M. C. : Ms. Dona dalle Rose, LXXXVII, 1. (7) Costui non voleva una fortezza stabile, ma delle trincee da farsi e disfarsi (V. A. S.: Dispacci dei prov. da Candia: volumi in appendice : 1 ottobre 1590). (8) Cfr. V. M. C. : Ms. Dona dalle Rose, XXI, 3. (9) V. A. S.: Relazioni, LXXIX (Sua relazione del 1593). (,0) Ibidem: LXXXI (Relazione del Gonzaga) — V. B. M. : Ital. VII, 1523 (Relazione dell'Oddi). (n) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 25 gennaio 1608. (**) Ibidem: 15 febbraio 1608.