LA CINTA DI CANDIA 355 terreno dalle fosse, e finire di incamiciare le tre cortine, delle quali quella fra il Betlemme ed il Martinengo aveva il muro alto solo 8 piedi, anziché 24, quella fra il Martinengo ed il Gesù non era ancora principiata, e l’altra fra il Gesù ed il Vitturi era compiuta solo nella sua parte orientale(1>. Cominciatisi poi i terrapieni lungo la riva del mare, per allacciare la primitiva cinta muraria alla Giudecca colle mura già iniziate poco prima della venuta del Sammicheli presso il Santo Spirito — a S. Andrea —, essi venivano compiuti nel 1593 per la lunghezza di 300 passi e 20 piedi di altezza, senza i parapetti. A Dermatà poi veniva compiuta la bella porta di uscita sulla spiaggia del mare, aperta nei terrapieni medesimi. Essa costò soltanto 100 zecchini, perché vi furono impiegati i galeotti, e le pietre vennero tolte da quelle case che eransi demolite per far posto ai quattro grandi stradoni destinati a salire alle gole dei baluardi principali(2). Alla fortezza trovò modo di lavorare con pari profitto il capitano Gian Giacomo Zane, il quale terminava il cavaliere Vitturi, lasciato incompiuto dal Bembo. Nella sua relazione, svolgendo in parte concetti già espressi dal provveditore Alvise Giustinian(3), metteva a nudo tutte le magagne dei sistemi fino allora adottati. La fortificazione era proceduta a salti, senza una norma direttiva : in qualche punto così era compiuta, in altri non ancora cominciata. E intanto in cancelleria a Candia non esisteva né un disegno, né un modello, né una scrittura che potesse illuminare ed offrire una sicura regola di procedimento. I magistrati sdegnavano ordinariamente proseguire i lavori cominciati dai loro precessori c preferivano invece metter mano ad altri, che restavano del pari incompiuti. Né c’era ingegnere che capitasse nell’isola e non trovasse da biasimare le opere fatte o principiate dagli altri. Unico rimedio in tanta anarchia sarebbe stato affidare i lavori ad un provveditore stabile e completamente indi-pendente, che regolasse le cose a modo suo con unità di criteri. Per lo meno poi, concludeva lo Zane, bisognava impedire “ a rappresentanti o ad altri suoi ministri d’ingannare il mondo con dar ad intender d’haver fondata alcuna parte di quella fortezza, eh’è tutta fondata dalla Serenità Vostra, per il denominarla di loro nomi, perchè queste denominazioni da suoi rappresentatiti sono causa che non si finisce alcuna cosa ; perchè, per dir di me, per far che ci (*) V. A. S. : Relazioni, LXXXI (Relazioni di Gio- (*) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 15 ago-vanni Bembo e di Alberto Loredan).— Dispacci dei sto 1593 e 4 maggio 1595. — Relazioni, LXXXI (Re* prov. da Candia: 20 novembre 1590 e 31 dicembre lazione di Filippo Pasqualigo). 1595. (3) V. A. S.: Relazioni, LXXIX.