VENEZIA E I TURCHI 345 cui sarebbesi consegnato il suo territorio. Il Bona-parte insomma, per scagionarsi da quella colpa, sostiene che Venezia, priva, com’egli scrive, di terra e d’acqua, non poteva restar sola e perciò non la si poteva staccare dal continente. Vano giro di parole ! Ma perchè cedere la terraferma all’Impero ? Questo è ciò che il Generalissimo tace e che attende ancora la sua giustificazione! (’). Del resto anche la vergogna di Campoformio deve avere contribuito, per ragioni di contrasto, a risvegliare negli Italiani quella coscienza nazionale che fece balenare loro innanzi agli occhi la visione d’una patria libera, indipendente, unita. Dal 1796 le speranze dei nostri padri germogliano dovunque, pullulano per ogni dove, divengono oggetto di amore e di discussione e le proposte si susseguono alle proposte. ÌC da quell’anno che prende le mosse quella politica franco-italiana che unirà i due popoli latini in una comunione di sentimenti e d’interessi. Negli anni seguenti si andrà accentuando fino a trasformare i vecchi governi in repubbliche democratiche tipo francese. Nessuna ingiuria più (x) Ecco le sue parole: «Venise va en décadence depuis la découverte du cap de Bonne Espérance et la naissance de Trieste et d’Ancône; elle peut difficilement survivre aux coups que nous venons de lui porter; population inepte, lâche, et nullement faite pour la liberté. Sans terre, sans eau, il paraît naturelle qu’elle soit laissée à ceux à qui nous donnons le continent. Nous prendrons les vaisseaux, nous dépouillerons l’arsenal, nous enlèverons tous les canons, nous détruirons la banque, et nous garderons Corfou et Ancône ».