125 IL TIAVE E IL JUONTELLO 125 Capitano Curti Stefanino, da Imola, del 2° Reggimento Alpini. Preposto alla difesa di una testa di ponte di vitale interesse, opponeva strenua resistenza al nemico assai superiore di forze contrattaccandolo, con un piccolo nucleo di generosi superstiti, per ben tre volte, e nella impari lotta trovava morte gloriosa. (Vidor, 10 novembre). Sottotenente Onida Vincenzo, da Sassari, del 1390 Regg. Fanteria. Con risolutezza ed ardimento affrontava un forte nucleo nemico con un nutrito slancio di bombe a mano e lo costringeva ad asserragliarsi in una casa. Raccolti quindi i pochi uomini disponibili assaltava la casa stessa ottenendo, dopo furiosa lotta, la resa degli avversari. Lanciatagli slealmente da un ufficiale nemico prigioniero una bomba che gli asportava il piede sinistro, con uno estremo sforzo trafiggeva con una baionettata l’ufficiale stesso, gridando: Così sanno battersi gli Italiani! Viva l’Italial (Piave, 13 novembre). Capitano Rolando Francesco, da Susa, del 18° Regg. Bersaglieri. Comandante di battaglione, accorreva in un punto nel quale il nemico opponeva tenace resistenza. Ferito, appena medicato ritornava al suo battaglione, lanciandosi, primo fra tutti, all’assalto che travolse il nemico e nel quale cadde da eroe, colpito in fronte, col grido di: Savoia! sulle labbra. (Molino della Sega, Piave, 16 novembre). Maggiore Ederle Carlo, da Verona, capo degli osservatori di artiglieria della 31 Armata. Tre volte ferito, decorato di tre medaglie d’argento, solito a superare ogni limite di sacrifizio e di ardimento, e a partecipare di propria iniziativa alle azioni di fanteria; animatore di uomini e di masse. Dopo trenta mesi di fulgide prove di eroismo, la morte spezzava, in una azione, la sua giovinezza, simbolo di leggendario eroismo. (Carso, ottobre 1915 - Piave, 4 dicembre 1917).