PREFAZIONE 131 Moriva il 2 Aprile 1877, a settanta anni, Federico Stefani. La sua perdita dolorosa fu di tanto più acerba in quanto meno era da attendersi, perchè pareva che l’età matura dello Stefani fosse vinta dalla tempra della sua robusta salute. E fu di grande amarezza a tutti gli studiosi delle venete cose, perchè 1’ opera di lui era un vero apostolato. Egli prodigava consigli ed ammaestramenti utili e fecondi ai molti che si accesero dell’ amore ai patri studi. Negli anni 1848 e 1849 lo Stefani combattè per l’indipendenza italiana. Poi dedicatosi allo studio della storia veneta, senti che per rigenerarla bisognava ricondurla alle sue- fonti. Molti articoli scrisse in Riviste e giornali letterari, pubblicò le Antichità dei Boncipartc con uno studio sulla Marca Trivigiana; illustrò nella grande opera del Litta le famiglie Barbo, Steno, Condulmer, di Cam-posampiero e Mocenigo, rivelandosi il più cauto e più acuto geneologista che Venezia abbia avuto in questi ultimi tempi. Col Fulin ed altri fu l’inspiratore e la guida di quel risveglio degli studi storici nel Veneto, che si manifestò più vivo e più efficace dopo la liberazione. Promosse la istituzione della Deputazione veneta di storia patria, e iniziò la pubblicazione dei Diarii di Marino Sanuto alla quale attese fino al quarantasette-simo volume, che dalla riconoscente affezione dei colleghi fu dedicato alla sua memoria colla seguente epigrafe : • ALLA CARA MEMORIA ) DI | FEDERICO STEFANI | CHE L’ EDIZIONE DI QUESTI DIA-RII DI MARINO SANUTO | DELLA QUALE FU BENEMERITO | PER SAPIENTE COLLABORAZIONE | ED INDEFESSO LAVORO | Jy’ON POTÈ COME DESIDERAVA | VEDERE COMPIUTA | I COLLEGH1 ED AMICI | NICOLÒ BAROZZI E GUGLIELMO BERCHET | QUESTO VOLUME CONSACRANO. | Fu lo Stefani Membro e Presidente della Deputazione veneta di Storia Patria, membro effettivo del R. Istituto veaeto di Scienze lettere ed arti, Presidente della Commissione araldica regionale per la Venezia, Sopraintendente e direttore del R. Archivio di Stato. Doveroso da parte nostra è pure un tributo di riconoscenza al tipografo Marco Visentini, il cui coraggioso disinteresse agevolò e rese possibile la pubblicazione dei Diarii. Imperocché quando si trattò di stabilire il piano per la' pubblicazione dell’ opera, la quale, come si è detto, nessuno avea avuto il coraggio di intraprendere, particolarmente per la grande spesa che richiedeva e per la certezza di nessun lucro perchè edizioni siffatte non possono sperare diffusione rimuneratrice, si escogitò col Visentini una combinazione nella quale il rischio effettivo della stampa