2G0 Donn’Anxa. delle seriche cortine di colore azzurro, le quali servivano a scemare in parte la soverchia luce, ed in parte la forse troppa arditezza del venticello, per cui quelle cortine si vedevano alquanto ondeggianti, e con quel zeffiro dolcemente lottando. — Ecco schiudersi una porta di quella stanza. Vi entrava una donna di circa dieci lustri, alta di statura, con portamento dignitoso, e coperta di ricche vesti, e con molti preziosi gioiellati ornamenti. — Anna 1 figlia mia! svegliati. La dormiente si scosse, aprì le luci, le girò lente intorno; e fissata e conosciuta in quella grave matrona la propria genitrice, schiuse la bocca ad un gentile ed affettuoso sorriso. • — Madre mia! io sognava ... e tu m’interrompesti una dolcissima illusione. Pareami di veder Don Carlo reduce dai rischi di guerra e correr fra le mie braccia ... — Ed il tuo sogno si è avverato. ~ Che dici, o madre? — Una galera veneta è testé giunta nel porto, recando al senato novelle di grande importanza. Altresì fra tante notizie recò, che Don Carlo ferito... ~ Oh dio! che sento ! Ed in dir questo la giovinetta si alzò impetuosamente a mezzo corpo. — Non correr così tosto nel pensiero del male. E bensì vero cheDon Carlo rimase ferito in un rischiosissimo fatto d’armi, ma noi fu gravemente. Però per meglio risanarsi, chiese al capitano il permesso di togliersi per qualche mese dai pericoli e dalle fatiche soverchie di guerra. La insta che conduce Don Carlo, conduce altresì dei prigioni turchi. Questi, per comando del senato, devono esser chiusi nella fortezza di Zara ; e quindi Don Carlo è costretto ad approdar prima nel porto di quella capitale della Dalmazia.