PIAZZA 27 berretta in capo, con a fianco una stampella, e che si morde un dito. Mi disse, credersi quello 1’ ultimo architetto di questa chiesa. Domandò costui per suo primiero compenso di porre la sua statua nella più bella situazione del tempio, il che vennegli dal Senato promesso. Ma avendo poscia quell’ uomo fatto dei lamenti o per la datagli paga, o, come altri vogliono, per aver detto che avrebbe potuto far più bella la chiesa di san Marco, il Senato castigollo per tanta libertà di lingua, e forse più per la sua ardita domanda. Lo fece scolpire nella più bella situazione della chiesa, per non mancare alla fatta promessa ; ma in sito quasi indiscernibile e nell'atto che mostra colui il suo pentimento. Osservate quel mosaico che rappresenta Cristo sorgere trionfante dal suo sepolcro. Nella bandiera, che ha in mano, evvi rappresentalo il leone di san Marco, insegna della veneta repubblica. Pria eravi una croce. Il cangiamento successe pel seguente motivo. Andava la Signoria ad una funzione in questa chiesa insieme agli ambasciatori degli esteri potentati. Quando I’ ambasciatore della repubblica di Genova, mirata detta bandiera, si volta ad un veneto patrizio, che stavagli vicino, e gli disse sorridendo : vedete, o signore ; Gesù Cristo medesimo dà ragione alla mia repubblica nelle attuali differenze con i veneziani ; il divin Salvatore esce dal sepolcro innalzando la nostra insegna. — Infatti Genova avea per insegna una croce. Arrabbiossi il patrizio e nulla rispose. Ma appena entrato in chiesa diede secreto ordine che nell’ intervallo della funzione, la croce fosse cangiata nel veneto san Marco. Ciò venne con tutta prestezza eseguito. Eccoli di ritorno dal tempio. Allora quel patrizio si volse al genovese ambasciatore e gli disse con alacrità : or mirate, o signore ; Cristo conoscendo giustissimi i ino-