310 Furbi e ladri. Gliene: chiedemmo con premura il perchè; ed ella,dettoci ingenuamente in pria il motivo del suo allontanamento, ci raccontò che in uno stanzino vicino al suo da dormire, e dove tenevasi un letto al caso di forestieri, avea sentito a ronfare. Puzza! esclamò sua madre. Non vedi che siamo accolli lutti qui ?.. Lo veggo hene, Adele rispose, ma voi pure sapete che io non sono facile alla paura, nè a lasciarmi illudere dalli» fantasia. Non si tratta di un piccolissimo rumore, ma è un ronfo forte, e pare di uomo. Qualche anima del purgatorio, che avrà bisogno di orazioni, disse gravemente la signora Dorotea. Tulli ci ponemmo a sorridere ed a canzonare quella ragazzina, che vieppiù si ostinava su ciò che aveva asserito. Aggiunsi allora : Non vi ha di meglio in tali circostanze, che vedere le cose co’propri occhi. Convinti della causa, allora il pensiero e la fantasia rimangono tranquilli e lolli da quelle incertezze che ponilo avere talvolta disgustose conseguenze. Facciamo una cosa, disse Adele un poco punta; venga meco, signor Edmondo, ma andiamo zitti zitti senza alcun lume. Uli alzo tosto eia prendo scherzosamente e sogghignando sotto al braccio. Ma non sono appena a’ primi gradini della scala che a! detto piano superiore condticeva, che a me sembra del paro udire il ronfo di persona dormiente. Senta s’è vero, ini disse sotto voce Adele. Allora, fattole cenno che più oltre ella non s’inoltrasse, ascesi pianis-simamente circa la metà della scala, e conobbi che la ragazza non erosi ingannata. Retrocessi, e veggendo che alcuno della famiglia non mancava nella stanza di unione, avvertii tulli che al certo persona estranea si appiattava in quella cameruccia.