# ‘capitolo I. Alt imo. Era il mese di Luglio (1), rd lo me ne stnvn unltn-incute « tre persone di teatro, colle quali feti pochissime parole, in una carrozza di nolo a due citrulli, quando arrivammo mezzo miglio circa distante da Fusimi (2). Allora vidi quasi tutto ad un tratto un ampio spazio acquoso, (1) L'autore non indica l’anno del suo arrivo in Venezia) ma si può congetturare che sia stato poco prima del 4750. (2) Dai Sa bellico, antico scrittore di cose veneziane, vien chiamata questa estremità della terra ferma, feuca officina. Da alcuni poi vien detta Lizza Fusimi. Forse questo nome viene dal latino Fuscina, che indica il tridente di Nettuno, ed anco quel simile strumento usalo dai pescatori. Infatti a questa estremità incominciava pei Patavini il regno di quel Nume, c qui approdavano le barche pcscareccie. È probabile altresì che colà ed all' ingresso di quel ramo del Brenta vi fossero dei ripari o trincee per impedire l’improvviso sbarco dei veneti isolani, per cui ne veniva T aggiunto lizza, che riparo o trincea significa. In seguito fu tal titolo dovuto, perchè alla foce di quel ramo del Brenta venne posto più modernamente un sostegno alle acque, perchè tutte non "sgorgassero nelle lagune. Questo riparo fu detto trincea o lizza. Col mezzo di una specie di leva si alzavano le barche, c si trasportavano al di là della trincea, ov’erano dirette. Scoperto più tardi l’uso delle doppie trincee, dette porte, quella leva venne tolta, della quale, già nou molti anni, esistevano i residui u segnali.