ARRIVO In quell’odoraccio non le inquietava al pari ili me. Per convenienza stelli al pogginolo, ed annasai tabacco anche contro mia voglia. Siccome a Venezia le donne vivono alquanto ritirate e molto più le donzelle civili, cosi un principale sfogo alla loro severa schiavitù l’ottengono col passare molte ore del giorno appoggiate alle finestre, o standovi sedute, o lavorando da vicino. Le ore del dopo pranzo sono quelle, in cui dai capi di famiglia meno austeri si accorda loro questo mite sollievo. Quindi le donne tutte hanno gran cura di presentanosi vestite colla maggiore eleganza e pettinate all’ ultimo moderno gusto. Anzi moltissime, ed altresì della classe mediocre, non si affacciano al balcone il dopo pranzo nelle giornate estive o temperate, se non dopo di aversi fatta acconciar la chioma da capace parrucchiere. Ancorché la contrada, in cui mi trovava, non fosse abitata dalle più ricche persone di Venezia, rimasi sorpreso nel vedere tutte le finestre non solo piene di bellissime giovanotte e donne maritate, ma vi ammirai grandissimo sfarzo di vestito, e molte gioie e ricche acconciature. La signora Dorotea raccontommi ch’ella di rado usciva di casa e più scarsamente le sue due figlie. Queste non aveano mai veduta la terra ferma e mi fecero Lizzare interrogazioni sopra i cavalli e le carrozze. Soddisfeci loro col narrare in parte i miei viaggi, e col descrivere i migliori fabbricati, e gli usi più rimarcabili dei paesi da me percorsi. Ciò che loro poi piaceva grandemente era la mia favella toscana. A quel tempo i viaggi fra nazione e nazione non faceansi tanto frequenti come oggidì; e tra i veneziani non addetti al commercio di mare, erano in numero scarsissimo quelli che uscissero dalla loro città. Quindi tutto ciò che sapeva di forestiero riusciva per tali ritirate persone di grande meraviglia.