4() VISITA F, GUIDA tutti gentilmente corrisposto ; indi me ne uscii col segretario. Tosto gli chiesi del carattere di quel nobile, n cui mi avea egli presentato. Il G.ratarol ini disse, esser quelle presso a poco le forme di trattare di non pochi vecchi patrizii. Ma che però avrei trovato dei nobili e politissimi e coltissimi e di maniere non cosi incerte e strane. Il fondo del cuore di questo patrizio è buono, egli aggiungevano, ed è anche uomo capace di far un piacere. Ma bisogna usarsi a’ suoi modi. Giunto alla porta della casa del segretario, ne lo lasciai, dicendogli che già approfitterei de’suoi cortesi inviti, e di quelle relazioni ch’egli mi aveva offerte. Siccome seguivano i lampi, il segretario mi prestò gentilmente un suo ombrello. Ma si mostrò inquieto sulle vie che io doveva percorrere. Io con franchezza risposi : che giunto a san Marco avrei trovata di certo persona, che mi avrebbe condotto a casa in gondola. Tornai indietro e nemmeno mi pensava che Venezia era per me una città nuova, perchè già molto doleami quella dozzina di zecchini perduti al giuoco. Feci tra me proposta di non far altro di tali sublimi relazioni, perchè poi in fondo non le trovava relative alla mia condizione, nè alla qualità degli affari miei. Ma io camminava e non sapeva dove. Il cielo oscurissimo e minacciante pioggia facea che quasi alcuno non si vedesse per le vie. Pure chiesi a chi incontrai del san Marco, e ben presto eccomi sotto le procuratie. Si alzava molto vento ed io concepii paura di andare a casa in barca. Tanto fa, dissi fra me, la via è lunga fino a san Pantaleone ; ma l’ho fatta di giorno due volte e m’ingegnerò a farla anco di notte. Giunsi al ponte di Rialto ; lo passai, e mi posi in una via, che a me parve in principio la vera. Ma fatti alcuni