47i Commedie i soggetto. sone che si prosentano n chiedere giustizia. Ma nell’udire le loro ragioni, Arlecchino va addormentandosi. Lo zelante consigliere Pantaleone, che stagli vicino, veggendo tal cosa incompatibile alla circostanza ed al grado reale, lo scuote c gli dice sottovoce: maestà, cossa mai falal.. Arlecchino risponde sonnacchioso e grave: regno. Tali maligne libertà sono tolleratissime, e le si ascoltano ridendo da que’ medesimi cospicui personaggi, che fuori del teatro danno continui esempi di quanto sieno scrupolosi a voler rispettato il loro grado ed il loro potere. Qual contraddizione I Discorsi una sera di tutto l’esposto col sagace mio albergatore. Gli dissi essere molto meravigliato per tali soverchie stravaganze. Segur mi rispose, che lui pure ciò assai sorprendeva, tanto più che non pochi scrittori italiani e colle loro composizioni e colle loro traduzioni fanno il possibile per discacciar que' solennissimi guazzabugli, nei quali, oltre gl’ improbabilissimi accidenti, è quasi sempre calpestato il fine morale. Rapporto poi a tutto quello, egli seguiva, che deplorate sul teatro nella commedia improvvisa, contro i genitori, i padroni, i magistrati, oc.; ella è conseguenza degli attuali sistemi di governo e di costumi. L’ autorità paterna è severa di soverchio e troppo dispotica; il diritto di padronanza quasi si estende a far del domestico uno schiavo; le punizioni criminali sono troppo crudeli. Gli uomini poi che occupano attualmente posti autorevoli, vi sono bene spesso giunti più che in virtù del merito, col denaro, o con artifizi! bassi o con protezioni, e vestono quasi tutti un orgoglio insoffribile. Ora il popolo non è beato, non è contento, se sulle scene non vede deriso, oppresso e calpestato chi sopra lui od altri pesa di soverchio. E le persone di alto grado ciò tollerano, ed anco amano, perchè nella satira del teatro