Lazzeretto. 161 Giungemmo nel canale della Giudecca. Qui fu dove mi parve respirare. Temeva in pria che la imperizia e l'ardire de’ miei sollazzieri non facessero naufragare il battello coll' urtar malamente in alcune grosse barche, che avevamo nei canali incontrale. Ma la mia contentezza sparì ben presto. Vollero que’ pazzerelli far alcune siaci e (d). Io non uso a questo esercizio, credeva di ben presto affondare e di vedere il battello in pezzi. Essi ridevano del inio timore, il quale anzi gli animava a far peggio. Finalmente se ne annoiarono e proseguimmo il nostro viaggio. La barca era leggierissima, e que’ giovani robustissimi, cosicché andavamo come il vento. Scendemmo per alcuni istanti alle isole di san Giorgio maggiore, di san Servilio, ove sono chiusi i pazzi, di san Lazzaro degli Armeni ; e si fece progetto di andare a far merenda verso Malamocco. Ma, disse Luigi, uno degli scrittori di Segur, è meglio che ci rechiamo prima al Lazzeretto. Oggi un mio cugino, come già vi ho infermato, venuto di levante, termina la quarantena sanitaria. Leviamolo prima di là colle sue robe, e poscia merenderemo in barca pure con esso. Sì sì, dissero gli altri tutti. Io fui dello stesso parere. E si posero a vogare tosto verso quell’isola con tutto il vigore possibile. Giungemmo al Lazzeretto. Entrammo nel locale ove si favella ai trattenuti in contumacia : lo che viene permesso ad una stabilita distanza mediante alcune sbarre, osservando varie regole, a cui sorvegliano i custodi sanitari!. Intanto che Luigi riceveva il suo parente, uscii dalla stanza e mi posi a mirare le acque tranquille della laguna, le isole, il vicino lilloralc, i bastimenti ancorati nello (1) È questo divertimento parziale dei giovani sollazzieri. 22