2”2 PIAZZA guanto, che forse potrebbe andar bene ad un grande colosso; ¡1 fabbricatore di corone attacca fuori una corona di pallottole così grosse, die vi vuole un facchino ad alzarla ; il ramaio ostenta delle cocome da cade, entro cui star ben potrebbe un fanciullo; il cavadenti produce un dente molare di legno con triplici sanguinose radici, e che peserà per lo meno una quindicina di libbre. Ma non pochi officinai, per far che la gente si fermi innanzi alle loro botteghe e diventino queste oggetto di ciarle, ad essi utilmente notorie, studiano delle artificiose bizzarrie e stranezze. I fabbri per lo più tengono a mostra un girarrosto, che sembra messo in moto da una figura gibbosa o di grottesco aspetto, e che nello schidoue porta infilzato un ceppo od una scopa, ec. Ma una delle cose, che, secondo me, abbellisce di molto le botteghe di Venezia ed anche le medesime strade, sono le così dette insegne esterne. Pendono queste ad una discreta altezza, sospese per lo più al cimiere o portate di alquanti palmi sulla via. ¡Non v’ ha cosa che curi il bottegaio con tanta attenzione, e cerchi tener sempre polita e rimarchevole. Testa d‘ oro, aquila d’oro, aquila nera, lo struzzo, il papagallo, il lupo, il leone, il camello, il basilisco, il gallo, la lampada, le cesoie, il pomo d’argento, l’anello ec. sono le insegne principali, non che mollissime di santi oggetti, ed anche non poche di capricciose ed emblematiche. Queste insegne sono per lo più egregiamente pinte o scolpite; e nello entrar delle vie, e mirando quelle doppie fila di tali numerose pregiate e varie insegne, convien confessarlo un costume di buonissimo effetto. Mi avvertì Segur, che il cangiamento di padrone alla tal bottega, purché vi si continui la vendita delle stesse merci o pari lavoro, non fa che vi si cangi la insegna. Perciò i più di que’titoli salgono ad epoche lontane. 11 commerciante estero nelle sue ordinazioni a Venezia , non mette bene