140 Giustina Rossi. sul le^no che tengo nella mia stanza, dicono non sia senza qualche pregio. Agnese: Vorreste Tenderla? Giustina : Oh questo poi... ma se lo facessi per assoluta necessità, non per dispregio, non vuoi che la Madonna inel perdonasse?.. Ma tu, o Agnese, questa notte non hai dormilo. Agnese: E voi parimenti. Giuslina: Oggi è la giornata terribile.1— Ilai tu deciso ? Agnese: So il mio dovere. Giustina : E Vittore? Agnese: Lo lascierò. Giustinar Povera Agnese! Ed è solamente per tua madre che farai un lauto sagrifizio ! Agnese: Devo tutto a voi. Giuslina: E Vittore?.. Agnese. Madre ! non me lo nominate. La vecchia si pose a singhiozzare; e la figlia gettatasele al collo la baciava fervidamente. — Quando un insolito grandioso romore ferisce ad ambe le orecchie. Sentono impetuoso correr di gente, suono di armi, e di grida nella merceria sottoposta. Agnese si scuote, staccasi dalla madre, e corre ad affacciarsi ad un balcone. Cosa è? chiede la vecchia. Agnese: Soldati e popolo che fuggono verso la piazza. Sentite come gridano: ecco il ribelle! Giustina : Voglio vedere aneli’ io. La vecchia si alza e va a poggiarsi ad altra finestra. Ma nella confusa fretta di farlo, ella urta un mortaio di pietra, che stava posto sul davanzale di quella. Il mortaio scende come 1111 fulmine; colpisce sul capo un guerriero che , precedendo numerosa truppa , si