LA REGIA AERONAUTICA NELLA GUERRA 1915-1918 L’Italia era stata il primo paese ad impiegare l’aeroplano per scopi di guerra; per quanto, infatti, nel 1911, al tempo della guerra libica, l’aviazione fosse ancora ai suoi primordi, tuttavia il nostro esercito fin d’allora si era avvalso del mezzo aereo per piccole azioni di bombardamento e per ricognizioni. Dopo la conclusione della pace con la Turchia, però, ben poco si fece per dotare l’esercito e la marina di un numero conveniente di aeroplani moderni e capaci di assolvere gli svariati compiti che la guerra doveva imporre all’aviazione, nè si pensò alla costituzione di un vero e proprio corpo aeronautico. Allorché, quindi, noi entrammo in guerra, le condizioni della nostra aeronautica erano tutt’altro che soddisfacenti, anche perchè l’industria nostra non era ancora attrezzata per quel genere di produzione, nè potevano esser nostri fornitori gli altri Stati europei, date le loro particolari esigenze di guerra (1). Durrjite tutto il primo anno di guerra, perciò, la nostra aviazione militare fu in stato di assoluta inferiorità rispetto alla nemica, soprattutto per la molteplicità dei tipi degli apparecchi e per la difettosa costruzione di alcuni di essi. Ben presto, però, sapemmo porci a livello delle necessità di guerra sulla nostra fronte, istruendo numerose ed ottime squadre di piloti, di osservatori e di audaci combattenti del cielo e moltiplicando il numero delle nostre squadriglie di osservazione, da caccia e da bombardamento. Dalla primavera del 1916, quindi, si andò continuamente progredendo, fino ad (1) Al 24 maggio 1915 noi disponevamo di 12 squadriglie d’osservazione con 58 apparecchi complessivamente (30 Blériot, 20 New. port e 8 Farman), e di 5 dirigibili, tre dell’escrcito e due della marina.