147 / CONDOTTIERI 147 Enrico Gotti che sul campo di Valona, mentre viltà prepara il gran rifiuto, dopo accanita pugna per non separarsi dalla vittoria esce incontro al sacrificio. Già in questa luce di mito si movono gli altri che tuttavia camminano nella vita c che vogliamo vedere davanti a noi per tutta la strada della nostra età: Emanuele Filiberto di Savoia, progenie di re e suscitatore di eroi; degno di portare il nome del vincitore di S. Quintino, guadagnò alla sua armata quello di «invitta», facendo di ogni roccia del Carso un luogo sacro alla religione della vittoria; salvatore di Venezia e restauratore del suo dominio, merita il nome di Principe di S. Marco che il popolo gli ha dato e gli riconoscerà la storia. Pietro Badoglio, Marchese del Sabotino, tìtolo di nobiltà guerriera guadagnato sul campo; con arte somma e fulminea mano conquistò il monte di cui ha preso il nome e non meno rapidamente ascese ai più alti gradi dove portò matura la mente e giovane il cuore; di queste due virtù raramente unite fece la fortuna di ogni sua impresa; a S. Damele del Friuli si battè da fante e dopo la ritirata fu il più insonne, il più sagace al fianco del Duca della Vittoria. Guglielmo Pecori-Giraldi, spirito arguto di patrizio toscano, mente chiara e volontà tranquilla di guerriero nato, chiuse all’eterno invasore la strada di Alemagna ed entrò liberatore in Trento romana; Monte Sei Busi, dove si guadagnò il segno del valore, Monte Pasubio e Passo Buole potrebbero essere titoli di nuova nobiltà da aggiungere al suo antico nome, ma gli basta quello che gli appartiene di comandante della prima armata. Gaetano Giardino, dura razza del Monferrato, fu alla presa di Cassala dove si fregiò d’azzurro; mente quadrata di capitano, ferrea tempra d’uomo, ha legato il suo nome alla montagna che fu baluardo e rimane monumento della virtù nostra; fece dell’armata del Grappa la compagnia della guardia, quella che fiaccò i più